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Fondo Fotografico PLM
Il mondo attraverso la cruna d'un ago.

Un omaggio alla Fotografia Stenopeica con immagini di vario formato, dal 6x6 cm al 20x25 cm.

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La fotografia messicana oggi.
Una trasformazione che cambierà il modo di concepire le immagini fotografiche, messa in pratica da una generazione di fine secolo…

A pagina 22/23 le fotografie di Vittorio D'Onofri: un percorso visivo, personale e emotivo, sulla vita sociale in alcune comunità nello stato di Oxaca.
Sito web: www.vittoriodonofri.com
Nuove forme di tendenza: la fotografia messicana oggi
José Antonio Rodríguez
[ Curatore e critico fotografico ]

Un cambiamento profondo, ricco, nacque nel decennio degli anni Novanta nella fotografia messicana. Una trasformazione che cambierà il modo di concepire le immagini fotografiche, messa in pratica da una generazione di fine secolo. Nuove modalità di rappresentazione, che trascureranno lo sguardo ricorrente verso il nazionalismo tanto divulgato al di fuori del Messico e che esaltava le comunità indigene, il loro modo di vivere, quale grandi tematiche da esplorare.
Ma una generazione di giovani fotografi cresciuti negli anni Novanta cercherà un’altra strada. Ciò non vuol dire che “l’indigenismo” messicano e le scene circostanti avrebbero finito d’essere il grande tema da esportare; quello che i grandi centri consumatori d’arte vi vedevano in maniera incontrovertibile, quello che era considerato come “fotografia messicana”. Un tipo di fotografia che giocava con il fantastico e con il senso di meraviglia (il viso dell’indigena, la zoologia rurale, i costumi tipici, lo scenario naturale, i corpi degli indios seminudi) per affascinare il pubblicao straniero, arrivando al ripetuto stereotipo che quella fotografia metteva in mostra: “così è il Messico”. In senso stretto era solamente un tipo di fotografia – certamente di successo – che mostrava solamente una parte del lavoro sulla fotografia. Anche se sicuramente questa disciplina è tornata in auge con il sorgere, nel 1994, dell’EZLN (Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale) nelle selve del sudest messicano (riproponendo nuovamente lo scenario indigeno, l’esuberanza delle selve, l’aspetto fantastico nelle maschere indigene, dove solo si scorge lo sguardo). Grazie ad essa lo stato del Chiapas è tornato di moda sia tra i fotografi messicani che tra quelli di tutto il mondo.
Ma dietro c’era – e c’è sempre stata – una pratica diversa, sperimentale, che un po’ alla volta avrebbe acquisito un nuovo impulso alla fine degli anni Ottanta e che si sarebbe sviluppata maggiormente nell’ultimo decennio del XX secolo. Diverse circostanze l’hanno influenzata: le tendenze innovative (sostanzialmente la tecnica digitale) che permisero ai fotografi di esplorare nuovi linguaggi; le nuove procedure nelle quali la fotografia, tradizionalmente concepita come un’immagine bidimensionale, iniziò a rompere le proprie frontiere per giungere a innovative forme di rappresentazione (installazione, video, performance, messa in scena, multimediale). Ugualmente alcuni successi sociali, in un paese di alti e bassi, portarono i fotografi a mettere in pratica una visione particolare, intima, dove esibivano i propri mondi. Una forma introspettiva dove si profilavano le personalissime vicende di ogni artista, così come le sue fobie e le sue ossessioni. Non a caso queste ultime divennero la grande esperienza di questa nuova corrente della fotografia contemporanea in Messico, perché grazie a loro fu possibile ricorrere a un’esplorazione simbolica, guidata solamente dagli universi personali. Di certo si abusò di questa nuova possibilità. Infatti ne conseguì un eccesso di autoritratti, dove solamente gli artisti più audaci riuscirono a ottenere una forma depurata di auto promozione (e ciò non implica necessariamente il ricorrere all’autoritratto, bensì a una maniera più ampia di rappresentare le azioni della vita e la loro percezione). Tutto un nuovo modo di conferire intenzionalità alle immagini.
Ciò non vuol dire che il fotodocumentarismo in Messico sia stato trascurato, ma che questa nuova generazione l’ha assunto in maniera diversa. Da un lato, l’avvento della fotografia supportata da una scenografia e l’utilizzo delle nuove tecnologie rimpiazzarono, nelle nuove generazioni, questo genere tradizionale che aveva sfruttato il tema rurale. Dall’altro, i nuovi fotodocumentaristi si focalizzarono sul tema urbano, per zone e gruppi specifici, partendo da una visione che racconta compiutamente le circostanze e le vicissitudini, senza che la presenza del fotografo ne venga esclusa; così cambiarono una certa tradizione schematica che costringeva il vetusto fotodocumentarismo a un non intervento. In altre parole faceva sì che il fotografo divenisse invisibile, un semplice spettatore dei fatti che gli passavano davanti. I nuovi fotografi che ancora si ispiravano a questo genere, scartarono questi principi reputandoli banali, per riflettersi nelle immagini o, più esattamente, per far notare la loro presenza. Divenne evidente, in alcuni di loro, un’interazione più esplicita con i propri personaggi ed i loro spazi. Si trattava certamente di una minoranza, poiché il fotodocumentarismo per molti non risultava più attraente rispetto alle possibilità che offriva il multimediale. Non per niente, nello stesso decennio dei Novanta, iniziò a prendere forma una netta divisione tra i fotodocumentaristi e i fotocostruttori (coloro che mettevano in scena le immagini o che ricorrevano all’espressione digitale). Fu così che iniziarono a realizzarsi eventi specifici (concorsi biennali) nei quali una o l’altra corrente predominavano.
Con tutto ciò la cultura delle immagini fotografiche si arricchì dei diversi percorsi. Così come anche i nuovi modi di percepirla e metterla in pratica. Ciò che qui si presenta è soltanto una minima parte di quanto oggi rappresenta la fotografia in Messico.
(www.private.it)
 
 
 
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